Flussi e riflussi
Alcuni dei lettori de L’Insonne, in questi anni, mi hanno chiesto che fine avesse fatto Andrea Polidori, il co creatore della serie. Oggi, in questo mesto santo Stefano, colgo l’occasione per far sentire la sua voce e la mia replica. La replica ad un carissimo amico con cui ho diviso momenti fantastici. Momenti che spero torneranno ancora molte volte.
Andrea, sul suo blog, scrive:
FLUSSI
La vita non è un continuum unico. Ognuno di noi vive di episodi, accadimenti e circostanze particolari e raramente ripetibili. Alcune di esse poi proseguiranno per tutta la nostra esistenza, altre invece durano il battito di palpebre. Altre ancora vorremmo restassero imperiture, per noi o per i posteri a cui le lasciamo.
L’artista crea il suo capolavoro per esaltarsi durante il concepimento e la realizzazione, compiacersene nel momento in cui la vede terminata e, soprattutto, per lasciare un qualcosa di sé al termine di una vita che comunque vada è un contratto a termine.
Ci sono esperienze però che ci sfuggono di mano. Non sempre è possibile prevedere le conseguenze di ciò che facciamo, o che non facciamo. Alcune volte le cose rotolano veloci e impreviste, e ci accorgiamo solo a giochi fatti di quali conseguenze abbiano portato le scelte, o le non-scelte, che abbiamo compiuto.
Capita che in gioventù si riponga tante speranze e tante energie in un progetto ambizioso. Solo pochi riescono a portarlo avanti rimanendo coerenti con sé stessi e con il patto fatto con il Fato, il quale ha permesso loro di cimentarsi in imprese sulla carta “impossibili”.
Ma il più grosso errore che un sognatore può fare è il non rimanere comunque con un piede per terra. Non è vero che i sogni debbano per forza di cose fare a pugni con la realtà. A volte succede di lasciare in mano ad altri il timone dei propri progetti, confidando che la situazione non muti mai. In realtà ognuno di noi cresce e cambia, e più o meno volontariamente personalizza le proprie creature anche non tenendo conto del desiderio delle altre persone che, suo parimenti, hanno contribuito alla loro realizzazione primaria. È così che ciò che si è creato con tanta cura e tanto sforzo, badando bene a tenerla lontano da certi pericoli, in realtà evolve proprio verso quel cammino che ci auguravamo non prendesse mai.
A me è capitato con un’esperienza artistica di cui, a tutt’oggi, rimane solo un pugno di ricordi felici e un nome stampigliato comunque in seconda di copertina. Perché per tutto il resto, di quel sogno razionale non rimane praticamente nulla. I principi cardine su cui ci eravamo basati sono stati smantellati tutti, soppiantati con i loro antitesi; mentre altri elementi sono stati inseriti a falsare una costruzione che del progetto originale ormai ha solo il colore della facciata.
Ciò non è capitato per dolo di alcuno (almeno spero), ma solo a causa della mia propensione a vivere di passioni momentanee e non coltivate con la dovuta metodicità. Così ho lasciato la mia creatura in mano ad altri, che l’hanno allevata bene, ma al di fuori degli schemi che una volta ci eravamo preposti.
Ora purtroppo è tardi per rimediare, e ciò che mi resta da fare è solo starmene seduto in un angolo a vedere ciò che la mia idea è diventata, rallegrandomi per la vita che qualcun altro ha saputo darle e, perché no, rammaricandomi per non essere riuscito a farmi sentire quando le è stato fatto intraprendere un cammino che proprio non riesco a condividere.
Andrea Polidori
Ed ecco il mio pensiero:
Leggo con colpevole ritardo il tuo malinconico post e ci ritrovo quello che più o meno mi hai sempre confessato. Come ho sempre fatto di persona, torno a giustificare le scelte fatte e a spiegare a chi ci legge, il perché di una metamorfosi che potrebbe apparire incomprensibile.
Togliamoci la maschera. Stiamo parlando de L’Insonne e della “trasformazione” che ha avuto dalla serie del 1994 a quella del 2005.
Quella mutazione che non ti rappresenta, però, continuo a sostenere che non sia mai avvenuta.
È noto, io sono propenso per il soprannaturale e tu sei un incallito razionalista. Il bianco e il nero. Per questo era divertente scrivere con te, comunque.
Sì, sono stati i migliori anni della mia vita, poveri, ma emozionanti e altamente alcolici.
Veniamo alla cronologia degli eventi, in modo che chi legge possa capire cosa diavolo sia successo.
Nel 1992, mentre facevo il servizio militare, chiesi ad Andrea di scrivere con me questa serie che avevo in testa. Nel ‘94, “Desdy Metus L’Insonne” diventa un fumetto gialla-thriller edita dalla Fenix che chiuderà dopo 3 episodi. Per i successivi dieci anni, Desdemona, nasce e muore diverse volte, fino a che nel 2005 viene ripresa con nuovi episodi dalla Free Books. Andrea non può accompagnarmi in questo viaggio e decido di portare avanti il progetto da solo, mediando tra le richieste dell’allora direttore editoriale, che voleva una storia più fantastica e la vecchia struttura gialla e razionale della serie. Oggi, la miniserie de L’Insonne si sta per concludere, edita dalle Edizioni Arcadia con il n°3 (ovvero il 13 della vecchia numerazione). In questo ultimo episodio si concluderanno anche le vicende più “misteriche” che girano intorno a Desdemona.
Credo ci sia un preconcetto di fondo che ti fa dire che: “I principi cardine su cui ci eravamo basati sono stati smantellati tutti, soppiantati con i loro antitesi”. Desdemona ha sempre il suo carattere. Esattamente come quello che le abbiamo dato insieme tanti anni fa. Così come gli altri protagonisti. Non posso dire pubblicamente tutto il resto, perché equivarrebbe a svelare le carte e rovinare la “sorpresona” dell’ultimo episodio. Sorpresona che ho visto anche nei tuopi occhi quando te l’ho accennata a voce.
Rispetto alla serie del ‘94, Desdy, ha in più una “misteriosa insonnia di origine traumatica” che sembra farle percepire una diversa forma delle cose. Si tratta di un “potere” che però già appariva in Djambas (Titivillus, 2001), una storia breve scritta insieme. Ti dirò di più, anche la Desdemona del romanzo, che mi hai detto di non aver letto, è molto vicina alla Desdy delle origini. Per finire, anche quella che verrà pubblicata su “Arcadia Presenta”, il magazine delle Edizioni Arcadia, recupererà il format antico basato sulla struttura “radio-indagini”.
La cosa che mi preme, però, è ripetere fino all’esaurimento delle forze, che ho sempre cercato di rispettare il nostro “patto”, un accordo non scritto stipulato all’inizio di questo viaggio. Un patto che seguisse i binari su cui avevamo messo Desdemona e che soprattutto ti rispettasse come autore. La serie risente pesantemente dei miei gusti, e certamente non potevo scrivere di cose che non sento mie. Non avrei potuto scrivere solo delle storie gialle, primo perché le trovo poco emozionanti, secondo perché non lo so fare. In fondo, sette, più o meno segrete, appaiono già nel secondo episodio del ‘94 “Meclet, meclet”.
Desdemona è ancora e sarà sempre figlia nostra
Giuseppe Di Bernardo

Gennaio 10th, 2010 at 16:03
il bello di Desdy e’ proprio che lei e’ la prima ad essere scettica delle cose irrazionali che le si parano davanti! ^_-
cmq argomento di piu’ qui, se ne hai voglia:
http://it.groups.yahoo.com/group/YATTAAA/message/19181